Articoli

Alla riscoperta delle grotte sul Monte S.Elia

Introduzione a cura di Giuseppe Ruberto

Per la cronaca sono stato più volte sollecitato dai nostri appassionati lettori di www. sambiase.com a poter dare loro qualche notizia sulla esistenza o meno delle grotte sul Monte S.Elia . In realtà tranne qualche abitante delle nostre frazioni montane e qualche sporadico appassionato di speleogia era a conoscenza che negli anni passati, ci fu una vera azione esplorativa atta a determinare i punti speleometrici, gli accessi e le descrizioni, sia esse scentifiche che archeologiche.

selia4

Purtroppo il materiale con tanto di rilievi, disegni e fotografie non è stato adeguatamente divulgato o, chi di dovere sul territorio, non ha ritenuto importante farne argomento pubblico di discussione come invece è stato per altre scoperte della zona. Recentemente ho potuto ottenere tramite il direttore scientifico Gian Domenico Cella del “gruppo grotte CAI di Novara”, il bollettino n°12 della rivista “Labirinti” che rilevano schede cartografiche, relazioni tecniche, relazioni scientifiche sulle esplorazioni fatte in tali grotte, in collaborazione con il gruppo CAI di Catanzaro nella persona di Vittorio e Giuseppe Luzzo di Nicastro, del gruppo Speleologico di Alessandria del Carretto (Cs), il Coordinamento Interdisciplinare di Sambiase che hanno fornito utili indicazioni di base e Felice Larocca. Voglio sottolineare che nello scorrere gli appunti di questo bollettino, il lettore quasi sembra toccare le meraviglie che la Madre Natura ha dato al nostro territorio. Non meno rilevante dell'esperienza esplorativa in Calabria fu per il gruppo novarese il riscoprire : " la meravigliosa popolazione calabra con cui siamo venuti in contatto per via delle nostre ricerche". A tal proposito lo stesso Gian Domenico Cella mi conferma scrivedomi :...le invio i bollettini che trattano di tutto ciò che abbiamo fatto a casa vostra, casa magnifica e con valori umani che hanno poco riscontro nelle pianure del Nord... buon lavoro, e tenga cara una terra così carica di valori ". In assenza di documentazione specifica la prof.ssa Giovanna De Sensi Sestito (Presidente del Corso di Laurea in Storia presso l'Università della Calabria) ci segnala(1) analogie con i luoghi e i culti dell'antica grecia. In modo particolare una di queste grotte, chiamata nel volgo locale “ ‘Ntonimaria(2)“, la stessa docente De Sensi Sestito intravede molte analogie(3) con la grotta delle Ninfe dell’antica Pellene (in Acaia in prossimità del golfo di Corinto) come luogo di nascita o di dimora di una entità divina, visto che lo stesso Monte S.Elia domina l’antico golfo di Terina (oggi golfo di S.Eufemia). Ed ancora, tali grotte, i burroni e i rivoli del Monte S.Elia, con le loro sorgenti freddissime e calde, i ruscelli ipogeici e gli altri fenomeni si configurano in un contesto immancabile di ninfe delle acque che non a caso lega Lìgeia (terza sirena rispetto a Partenope e Leucotea) tra le Aque Ange calde e solfuree e le sponde del fiume Ocìnaro dalle correnti impetuose.

Fenomeni Carsici al Monte S.ELIA
di Gian Domenico Cella(4)

II Monte S. Elia (901 m) si erge sul fianco settentrionale della piana lametina, staccandosene con aspri contrafforti rocciosi, addolciti in parte da pascoli, uliveti, boschi di macchia mediterranea. I suoi fianchi sono incisi da numerose e selvagge forre (i burroni), di norma asciutti nelle stagioni secche.
In realtà il S. Elia rappresenta solamente la propaggine meridionale del Monte Mitoio (1003 m), una cima della catena montuosa orientata NNW-SSE che trova la sua massima estensione nel Monte Mancuso; ma sia per la sua posizione che per il suo aspetto gode di grande popolarità tra gli abitanti della piana. II rilievo è delimitato ad Est dal torrente Bagni, che proprio in zona riceve il contributo di alcune sorgenti minerali sulfuree utilizzate a scopo terapeutico (le Terme di Caronte).
Dal punto di vista geologico, l'area è principalmente interessata dall'affioramento di due formazioni. La zona superiore è prevalentemente costituita da scisti filladici di colore grigio contenenti frequenti vene di quarzo. In alcuni punti si presentano inten¬samente fratturati. Vengono attribuiti al Paleozoico.
Buona parte del tratto intermedio è invece costituito da dolomie e calcari dolomitici normalmente molto fratturati se non addirittura brecciati di colore da bianco giallastro a grigio chiaro, attribuiti al Norico. L'unità ospita la totalità dei fenomeni carsici individuati nell'area.
Alla base del massiccio troviamo una vasta copertura di depositi conglomeratici e sabbiosi, attribuibili in parte ad un terrazzo marino pleistocenico. La zona è interessata da numerosi conoidi di deiezione attribuiti al Pleistocene ed all'Olocene. L’entità dei fenomeni carsici superficiali è ridotta. Modesti 'campi solcati a doccia', limitati a qualche scannellatura, sono presenti unicamente ove la roccia è particolarmente compatta, ad esempio nei dintorni della grotta delle Mosche in località Timponeto. Un discreto numero di doline affiora sotto il dosso di quota 579 m (Piano di S. Elia), lungo la strada per Acquafredda. Si tratta di doline lunghe mediamente 3-6 m, larghe da 1 a 3, poco profonde, con pavimento erboso; la genesi è dovuta a dissoluzione.
Grotta 'Ntonimaria - Antro di ingresso visto dall'interno

 


‘Ntonimaria 245 CbCz
SPELEOMETRIA
Località: Pendici Sud del monte S. Elia
Coordinate: XD 08201449
Quota: 245 m slm
Sviluppo spaziale: maggiore di 660 m
Dislivello: 48 m (-44, +4)
Rilievo: S. Bellomo, L. Botta, G.D. Cella, S. Raimondi ed altri. GGN 1989-1991

STORIA ESPLORATIVA
L’ingresso è noto ai locali da tempo, specie per la violenta corrente d' aria che filtrava tra i massi di ingresso. Un coccio di ceramica di fattura molto grezza (neolitico?) trovato all'interno fa pensare che nei tempi passati la grotta fosse in comunicazione con l'esterno.
Una disostruzione nella colata di ingresso ha permesso di visitare un primo ramo scendente; una seconda disostruzione ha permesso l’accesso alla zona prospiciente ingresso (gennaio 1989).
Due disostruzioni poco oltre il primo pozzo portavano in un ambiente franoso purtroppo cieco; una quinta disostruzione (strette del Paggetto) permetteva di ritrovare la giusta via (dicembre 1989) e di giungere dopo un ulteriore scavo all'orlo del terzo pozzo. Nel settembre del 1990, disceso il pozzo, venivano scoperte le sale del Magnificat ed il meandro dei Fiori; nel Natale dello stesso anno venivano esplorati i numerosi rami che partono dagli ambienti profondi.

DESCRIZIONE
La grotta, che si sviluppa su tre livelli, presenta un andamento piuttosto labirintico, cosa che non facilitata né la visita, né la descrizione.
L' ampio suggestivo ingresso dà su una china detritica che termina in corrispondenza di una grossa colata stalattitica verdastra a causa della microvegetazione che vi cresce; poco prima della colata si notano i resti di uno sbarramento litico semicircolare, costruito probabilmente per bloccare il movimento del detrito poco stabile a causa dell'elevata pendenza.
Ci si infila quindi in un minuscolo pertugio al cui termine si trova la sbarra che protegge l'accesso alla grotta. Superate alcune caratteristiche vasche colme di ciottoli si può accedere a piccoli ambienti ascendenti molto concrezionati che danno su camini ciechi; da segnalare in quest'area numerose vaschette colme di guano essiccato (ci troviamo in una sacca di aria calda), delle stupende colonnine a candelabro, meravigliosi drappeggi.

Poco oltre l'ingresso, in corrispondenza di un vano concrezionato, uno stretto passaggio ritagliato nella concrezione dà su un pozzetto di 3 m, che si scende facilmente in arrampicata. Dopo un breve meandrino si raggiunge un pozzo da 6 m, che è consigliabile scendere aiutandosi con una corda. Sulla sinistra si apre una sala concrezionata, cui seguono una serie di ambienti franosi costellati da grossi massi, alcuni concrezionati. Molti di questi ambienti si collocano nell'immediata prossimità dell'ingresso, come testimoniano le violente correnti d'aria che li percorrono.
Grotta 'Ntonimaria - Primo pozzo

Dalla base di P6, proseguendo sulla destra si costeggia una elegante colata che copre l'intero lato del pozzo, quindi si attraversa una saletta ben concrezionata fino ad uno sbarramento calcitico; trascurati i numerosi condotti di piccole dimensioni che vi si trovano, un'ulteriore strettoia permette di accedere ad alcuni umidi meandrini piuttosto stretti (strette del Paggetto). Usciti dal meandro, si trascura l'evidente prosecuzione orizzontale che dopo scavalcamenti ed aggiramenti di alcuni massi e di alcuni pozzetti porta in ambienti concrezionati ma ciechi, e si discende lungo la faglia a destra fino ad un pozzetto , aggirabile con facile arrampicata sulla sinistra.
Si arriva così in un'ampia sala di crollo lunga una ventina di metri, ricoperta in alcuni punti da delicate concrezioni a rametti accresciutesi sul pavimento (attenzione !!!); all'estremità opposta la sala chiude su una graziosa colata con vaschette ricoperte da cristalli in corrispondenza di vecchi livelli idrici.
Ad oriente la sala è fiancheggiata da un grosso meandro, battezzato 'meandro dei Fiori' per via dell'abbondanza di queste particolari concrezioni ramificate che si rinvengono. Vi si può accedere direttamente dalla sommità o dalla base di P4 attraverso un ambiente ricchissimo di queste delicate concrezioni (attenzione a non romperne!) o dal punto più basso della sala, passando dietro ad alcuni massi. Il meandro, che rappresenta il vecchio percorso di un torrentello che scorreva a pelo libero, termina in corrispondenza di un vasto ambiente di crollo. In una piccola ramificazione sulla destra abbiamo rinvenuto in alcune vaschette numerose pisoliti in corrispondenza di un laghetto temporaneo dal fondo fangoso; la dissoluzione differenziata del calcare ha qui messo in evidenza migliaia di gusci fossili costituenti la roccia che ospita la grotta.
Dalla base di P4 una galleria franosa porta ad uno scivolo che svolta bruscamente sulla destra; sulla volta alcuni camini permettono di accedere ad un bel meandro sospeso, in comunicazione attraverso alcuni pozzetti ascendenti con ambienti già sopra descritti. Si scende lo scivolo superando alcuni grossi massi prima, contro roccia poi fino ad un terrazzino da dove la discesa prosegue nel vuoto ( corda 30 m).
Grotta 'Ntonimaria - Sala del 'Magnificat'

Alla base troviamo un vasto ambiente di crollo, la sala dell' Ignoto. Sul pavimento ani cumuli di massi, clasti, ghiaie o terriccio lasciano intravedere numerose zone in dovrebbe verificarsi un forte assorbimento di acqua; sulla volta si distinguono se venute di acqua, non attive nei periodi delle visite. Sul lato NE alcuni blocchi tuiti da bianchissima calcite cristallina sono in via di disfacimento.
Si costeggia il lato sinistro del salone fino ad incontrare una grossa galleria rodente colma di massi di crollo, ove si riincontra la corrente d'aria persa ambiente precedente le strette del Paggetto. Trascurando un'ulteriore galleria sinistra, si prosegue in ambienti di crollo ora molto ampi ora piuttosto bassi fino a la frana occlude completamente la galleria . II superamento di alcune loie in frana non ha permesso di trovare prosecuzioni e pertanto, in questa dire?, per ora la grotta finisce qui. In questi ambienti frequentemente si incontra una ) la colonia di pipistrelli.
Ritornati alla sala dell'Ignoto e procedendo in direzione opposta rispetto a alcuni massi nascondono un condotto concrezionato che porta in un vasto ambiente. Questo ente può essere anche raggiunto seguendo un'altra bella galleria a saliscendi che si stacca sulla sinistra degli ambienti di crollo prima descritti; numerosi pozzetti e piccole aperture aspettano tuttora un'accurata ricognizione. Questo insieme di gallerie è stato battezzato gallerie della Contessa. In una fessura sulla destra sono presenti si blocchi di calcite cristallina in fase di disfacimento.
La grossa sala che ora si presenta avanti è solo un piccolo anticipo rispetto a quello incontreremo appena superata la cortina rocciosa che abbiamo di fronte. Le sale Magnificat rappresentano quello che ogni speleologo spera di scoprire almeno una nella propria vita: uno scrigno cristallino bianchissimo ove ogni forma di concrezione trova rappresentazione: stalattiti, stalagmiti, colonne, drappeggi, colate, gous zeppi di cristalli. Anche il pavimento pare essersi adeguato all'ambiente, armandosi in un candido alabastro su cui stonano le impronte delle nostre calzature. Si tenga presente che questa è l'unica parte della grotta ove è possibile trovare acqua, che può essere prelevata all'interno di qualche vaschetta con l'aiuto di una pompetta.
Grotta 'Ntonimaria - Sala detta del 'Magnificat'

Sulla sinistra si incontra una breve, bassa galleria da percorrere ginocchioni; le spigolose concrezioni accresciutesi dal pavimento concrezionato rendono la pressione piuttosto dolorosa per le ginocchia. Sulla destra la grotta prosegue con un condotto molto concrezionato (attenzione ai cristallini delle vasche !) . Ad una decina di metri alcuni drappeggi sulla sinistra nascondono una galleria che conserva parte della sua originaria morfologia a pressione (Mastro Lindo). Si procede ora in salita, ora in discesa in ambienti frequentemente di crollo, poco concrezionati, fino ad una nicchia dalle pareti friabili; in ii punti la galleria si sdoppia in due condotti paralleli. Il meandro principale prosegue invece con alcune svolte venendo progressivamente interessato da crolli fino a divenire una stretta fessura impercorribile.
Alcuni passaggi permettono l'accesso ad una galleria superiore che sfocia in una saletta da cui attraverso alcuni massi è possibile raggiungere una sala più ampia che rappresenta il limite occidentale della grotta.
Qualche metro prima dello sdoppiamento della galleria, sulla destra un basso laminatoio dal fondo alabastrino porta ad una galleria; da qui a sinistra una galleria a pressione approfondita gravitazionalmente porta nuovamente al grande ammasso di clasti. Proseguendo invece sulla destra, la galleria costeggia un vasto salone caratterizzato da alcuni grossi blocchi e da qualche bella concrezione (vaschette con cristalli in un vano in alto). La galleria prosegue assumendo la caratteristica sezione a buco di serratura facendosi progressivamente più stretta fino a divenire impercorribile in corrispondenza di un banco sabbioso. Molto bello il piccolo condotto superiore per via di una serie di vaschette ricoperte da cristalli.
Grotta 'Ntonimaria - Veduta sala del 'Magnificat'

OSSERVAZIONI: La roccia è prevalentemente costituita da una breccia di consistenza variabile contenente elementi dolomitici microcristallini biancastri con piccole venature ocra. inoltre presente un agglomerato a matrice calcitica di origine chimica contenente elementi calcarei bianco- grigiastri cristallini.
La grotta è palesemente impostata lungo un fascio di fratture orientate NNE-SSW e NE¬SW; questo fascio di fratture dovrebbe essere in relazione con una grossa discontinuità (faglia?) che interessa la zona, ben visibile sopra l'ingresso. Importanza minore rivestono una serie di fratture quasi ortogonali rispetto a detto sistema.
La morfologia predominante è quella di crollo, che frequentemente ha cancellato l'originale forma dei vani (sale sottostanti l'ingresso, saletta presso le strette del Paggetto, sala sotto P4, termine dei meandro dei Fiori, scivolo e sala dell'Ignoto, gallerie presso (235) ecc. ecc.). Questa forma è favorita dalla natura della roccia (brecce), che spesso è interessata da una intensa fratturazione.
Nelle zone superiori si incontrano numerosi relitti di meandri scavati in prevalente regime gravitazionale (zona sovrastante e sottostante, meandrino seguente alle strette del Paggetto, meandro sospeso sottostante , il meandro dei Fiori).
Nelle zone basse, invece, si sono conservati numerosi tratti delle originali gallerie scavate a pressione, più o meno evolute a regime vadoso (passaggio della Contessa e condotte parallele, varie gallerie oltre il Magnificat).
L'insieme di queste morfologie è coerente con l'ipotesi che la grotta si sia sviluppata in corrispondenza di una passata falda freatica (gallerie inferiori completamente allagate, gallerie superiori a pelo libero..) correlabile magari con un antico livello marino. Un successivo repentino abbassamento della falda, in concomitanza con l'assenza di grossi torrenti interni, avrebbe permesso la conservazione di parte delle morfologie originarie. Non è neppure da escludere che questa situazione si sia instaurata su un sistema carsico maturo, o perlomeno già evoluto gravitazionalmente, per effetto di una variazione del livello marino o di posizione altimetrica del sistema, o per combinazione dei due fattori. Queste ipotesi sono attualmente in corso di verifica.
Grotta 'Ntonimaria - I 'candelabri'

La presenza di sedimenti è trascurabile, limitata a qualche modesto deposito di sabbie e ghiaie depositate da qualche torrentello temporaneo. AI contrario, ammassi di crollo, alle volte ciclopici, ricoprono vaste aree della grotta. Residui argillosi, probabile residuo della dissoluzione dei calcari, si incontrano sulle pareti e sui massi poco sopra P4 ed in corrispondenza dello scivolo e, sotto forma di ammassi, nella sala dell'Ignoto. I depositi di natura chimica sono abbondantissimi e ben rappresentati. Oltre a stalattiti, stalagmiti, colonne, colate in scenari da fiaba, segnaliamo la presenza di splendide colonnine ad anelli accresciutesi all'interno di vasche colme di cristallini, numerose vasche alte anche 30-40 cm rivestite da cristalli di calcite, curiosi alberelli ramificati alti fino a 10 cm costituiti da calcite aciculare trasparente terminante con dei noduli marroncini, piccole pisoliti, bei drappeggi ecc. ecc.
Numerose concrezioni riportano i segni di passate fratturazioni, successivamente risaldate da un velo di calcite.
Dal punto di vista meteorologico, l'ingresso parrebbe comportarsi da bocca bassa di un più vasto sistema. In inverno, l'aria aspirata dall'ingresso dopo aver attraversato parte la frana e parte il percorso aperto dal GGN viene convogliata nel meandro sottostante P6 perdendosi poi nella frana della successiva saletta. La si avverte di nuovo pochi metri sotto proveniente da un camino nei pressi del Magnificat; poi percorre le Gallerie della Contessa e si perde nuovamente nell'ammasso di blocchi nelle gallerie finali NE . In estate la circolazione si inverte.
Movimenti secondari non trascurabili si avvertono in quasi tutti gli altri rami della grotta. Alcune misure di temperatura effettuate nel dicembre 1989 con grotta che aspira, del tutto insufficienti per inquadrare la cavità, danno:
Ingresso: 10,8 °C
Strettoia ingresso: 10,1 °C
2a strettoia: 9,8 °C
Saletta sotto P6: 10,2 °C
Camini ingresso: 13.2 °C

Ne deriva che i camini sovrastanti l'ingresso non sono assolutamente in comunicazione con l'esterno, anzi rappresentano delle sacche chiuse di aria calda.
L'aria invernale, già di per sè secca, scaldandosi all'interno della grotta, la disidrata pesantemente. Infatti nel primo tratto la grotta è completamente asciutta. Si può stimare che la temperatura interna di equilibrio si collochi intorno ai 13 -15 °C.
Dal punto di vista idrologico la cavità è attualmente allo stato fossile. Qualche stillicidio è giusto riscontrabile poco oltre le strette del Paggetto e nella zona più profonda. In occasione di forti precipitazioni, un velo di umidità ricopre le pareti; si hanno inoltre indizi di modesti scorrimenti idrici sopra e sotto P6, nel meandro dei Fiori, nelle sale del Magnificat.
Non sono state fatte osservazioni in merito alla fauna: nei primi tratti della grotta si rinvengono numerosi aracnidi ed insetti simili alle zanzare. Chirotteri isolati sono stati incontrati in varie zone della cavità; una numerosa colonia vive occasionalmente nei rami più profondi (gallerie presso la sala dell'Ignoto).
La grotta necessiterebbe di una ricognizione da parte di un archeologo. Nell'androne iniziale si rinvengono numerosi resti di laterizi; appena oltre la prima strettoia abbiamo rinvenuto un frammento di ceramica rossa molto fine di probabile età storica. Nelle sale di crollo sottostanti l'ingresso, abbiamo inoltre rinvenuto un ulteriore frammento di colore nerastro, ad impasto grossolano con inclusi biancastri, apparentemente molto antico (neolitico?), non sappiamo se trasportato dal detrito o lasciato dall'uomo in epoche passate, quando la grotta era transitabile.
La delicatezza e la varietà delle concrezioni ed una certa pericolosità intrinseca richiedono una decisa opera di protezione, anche al fine di proteggerla da speleologi senza troppi scrupoli.

 

*********

Frammenti di ceramiche recuperati nella Grutta dei Manichelli - ( Grotta delle maniche di 'vasellame')

 

Grutta di Manichelli 246 CbCz
SPELEOMETRIA
Località: Torrente Spilinga
Coordinate: XD 06861430
Quota: 385 m slm
Sviluppo spaziale: 22m - Sviluppo planimetrico: 18m
Dislivello: 5m (-4,+1)
Rilievo: G.D. Cella, V. e G. Luzzo (GGN 30.12.1990)

ESPLORAZIONE
Grotta frequentata fin dall'età del Bronzo, e quindi in epoca classica. Nota anche ai locali; secondo alcune dicerie, alcuni pastorelli anni addietro vi avrebbero rinvenuto del vasellame in argilla. Localizzata ed esplorata da Vittorio Luzzo nel 1987.

DESCRIZIONE
II nome gli è stato attribuito sulla base dei numerosi manici di ceramica rinvenuti. La grotta è costituita da una galleria che presto si biforca. La galleria di destra, alta un paio di metri, presto si restringe, terminando poco dopo un saltino con un minuscolo vano occluso da frana; presenti sulla sinistra dei condotti scavati a pressione, intransitabili. La galleria di sinistra, molto bassa, permette di avanzare carponi ancora per qualche metro, fino a divenire intransitabile a causa del riempimento che la occlude completamente. Sotto i massi, in corrispondenza dell'ingresso, un'ulteriore galleria con pavimento in terriccio riporta nuovamente all'esterno.

OSSERVAZIONI
La grotta è impostata lungo una frattura orientata grossomodo E-W. II pavimento è ricoperto da clasti e terriccio; uno strato di polvere impalpabile, forse originato dall'attività estrattiva della vicina cava, ricopre ogni superficie libera. II fenomeno concrezionale è piuttosto ridotto; solo presso la frana di destra si osservano una piccola colata e delle concrezioni.
Modesta anche l'attività idrica, legata a stillicidio e percolazione nel tratto sopra descritto. Una debolissima corrente d'aria è avvertibile nel ramo di sinistra. Curiosa la presenza di alcuni licheni rosa nel tratto iniziale.
Sono state rinvenute ceramiche attribuibili allo stadio finale del Bronzo, al periodo ellenistico e a quello romano nonché alcune ossa fossili in corso di classificazione .

 

*********

 

Grotta Burrone del Colonnello 66 CbCz
SPELEOMETRIA
Località: Versante orientale fiume Bagni o torrente delle Terme
Coordinate: 0+18° N 2750 m dalla stazione ferroviaria di Sambiase Quota: 200 m slm
Sviluppo spaziale e dislivello non noti
Scheda a cura di D. Carlo Menozzi di Chiavari

ACCESSO
Grotta non localizzata; coordinate palesemente errate.

DESCRIZIONE
F. Anelli annota nella scheda catastale: 'Vi furono rinvenuti vasi preistorici di proti età neolitica".
II Borrello così parla della grotta:
"...Nel maggio 1920, sulle pendici del monte S. Elia, e precisamente nel Vallon Colonnello, alcuni operai addetti ad una cava di pietra calcarea, di cui il S. E ricchissimo, scoprivano, in seguito allo scoppio d'una mina, una caverna, che studioso locale, incaricato dalla sovrintendenza agli scavi della Calabria, disse c neolitica....
Vi furono rinvenute anfore, vasellame di terracotta, fra cui un grosso orcio, mons non sappiamo cos'altro, ma di età molto progredita e tutto, comunque," rapinat andato distrutto. Unico esemplare rimasto è una bellissima piletta a vernice nei possesso del Sig. Pasquale De Medici, che ce l'ha favorita in visione."

Tra l'altro, giova ricordare che nel Burrone del Colonnello non esistono tracce di attività estrattiva, neppure passata.

 

*********

 

Grotta "du Saracinu" 202 CbCz
SPELEOMETRIA
Località: torrente Bagni, nei pressi del Fosso Saraceni
Coordinate: XD 09021586
Quota: 355 m slm
Sviluppo spaziale: 13 m
Dislivello: +7m
Rilievo: G.D. Cella e V. De Regibus - GGN dicembre 1988

DESCRIZIONE
La grotta consiste in un unico grosso cavernone in forte salita; il sua completamente ricoperto da sfasciume di ogni dimensione frammisto a polvere. La roccia, un calcare dolomitico bianco-cinerognolo, si presenta intensan fratturata; verso l'esterno è costituita da brecce con cemento calcareo molto de Gli strati presentano la seguente giacitura: inclinazione 57°, immersione E direzione N 30 °E. La grotta segue un fascio di fratture orientate 125°. Nel periodo della visita era assente ogni traccia di acqua, né vi sono state osservate correnti di aria.

 

*********

 

Grotta presso la vecchia cava 203 CbCz
SPELEOMETRIA
Località: Pendici Sud-Est del Monte S. Elia
Coordinate: XD 08991494
Quota: 275 m slm
Sviluppo spaziale: 15 m
Dislivello: -5 m
Rilievo: G.D. Cella e S. Bellomo - GGN dicembre 1988

DESCRIZIONE
Superato lo stretto pertugio di ingresso, un breve scivolo porta ad un allargamento in prossimità di un grosso masso. Sulla destra un ramo in salita con pavimento costituito da residui sabbiosi di decalcificazione diviene intransitabile per via di crolli. In zona sono presenti due camini, ciechi.
Si prosegue a sinistra per un breve corridoio in discesa dalle pareti piuttosto lisce e con caratteristiche scannellature sul soffitto. La galleria curva quindi a destra divenendo larga ma molto bassa a causa di una colata spessa oltre mezzo metro, che la rende presto intransitabile.

OSSERVAZIONI
La parte superiore della grotta è impostata lungo una marcata frattura orientata N-S, ben visibile all'interno della cavità. Nel tratto discendente si notano un piccolo meandro a mezza altezza e tra le morfologie di dettaglio, interessanti scannellature sul soffitto, discrete evorsioni e delle belle cupolette.
La grotta è interessata da un discreto concrezionamento. Si incontrano numerose stalattiti specie nel ramo inferiore, una colata con gours nella saletta alla base dell'ingresso; il condotto finale è interessato da una colata spessa oltre 50 cm che giunge ad occluderlo.
Sulle pareti sono presenti pure delle vermicolazioni argillose. Nel periodo della visita non era presente circolazione idrica; solo un modesto stillicidio interessava i rami bassi.
La grotta è frequentata da alcuni pipistrelli.

 

*********

 

Grotta di S. Elia sopra la vecchia cava 204 CbCz
SPELEOMETRIA
Località: Pendici Sud-Est del monte S. Elia
Coordinate: XD 08891504
Quota: 355 m slm
Sviluppo spaziale: 19
Dislivello: -3 m
Rilievo: F. Gianotti e S. Raimondi GGN dicembre 1988

DESCRIZIONE
La grotta risulta costituita da un unico grosso ambiente colmo di materiale di crollo da grossolano a minuto, parte in via di disfacimento a causa di una marcata decalcificazione.

 

*********

 

Antro sotto la vecchia cava 205 CbCz
SPELEOMETRIA
Località: Pendici Sud-Est del monte S. Elia
Coordinate: XD 08981503
Quota: 299 slm
Sviluppo spaziale: 11 m - Sviluppo planimetrico: 10 m
Dislivello: +5 m
Rilievo: S. Bellomo, G.D. Cella e V. De Regibus - GGN Dic. 1988

DESCRIZIONE
La grotta è costituita da un unico grande ambiente polveroso originatosi in una una breccia in via di disfacimento; la sala è completamente ricoperta da detriti di ogni dimensione, sabbia e polvere. Sulla volta si nota una grossa nicchia. La roccia è costituita da una matrice calcarea giallognola spugnosa inglobante calcari dolomitici cinerei. La luce esterna illumina I' intera cavità. Nel periodo della visita la grotta si presentava assolutamente asciutta.

 

*********

 

Grutta du Cristiariellu (grotta del Gheppio) 244 CbCz
SPELEOMETRIA
Località: Pendici S del S. Elia, falesia sottostante q. 555
Coordinate: XD 07951471
Quota: 480 m ca slm
Sviluppo spaziale: 7 m
Dislivello: +3 m
Rilievo: G.D. Cella e S. Bellomo - GGN gennaio 1989

DESCRIZIONE
La grotta e I' intera parete rocciosa sono interessati da una grande colata fossile in parte ricoperta da muschio. Dopo un primo tratto inclinato, una breve arrampicata porta ad una saletta, in cui convergono due minuscoli condotti assolutamente percorribili. Nella saletta sono presenti piume ed escrementi; non per nulla i locali raccontano che la grotta è frequentata dal gheppio (cristiarellu).
La grotta è impostata lungo alcune fratture orientate N-S; nel periodo della visita non i riscontrabile alcuna traccia di attività idrica. Non sono state osservate correnti aria.

 

*********

 

Grutta da Sgangata 247 CbCz
SPELEOMETRIA
Località: Torrente Spilinga
Coordinate: XD 06861430
Quota: 382 m slm
Sviluppo spaziale: 5m - Sviluppo planimetrico: 5m
Dislivello: 0 m
Rilievo: Vittorio Luzzo (GGN 30.12.1990)

ESPLORAZIONE
Grotta raggiunta ed esplorata da Vittorio Luzzo nel 1987. Non sono visibili tracce di passate frequentazioni.

DESCRIZIONE
II nome gli è stato attribuito per via della aerea 'spaccata' che è necessario compiere per raggiungerla. La grotta è costituita da una breve ed alta galleria, con una seconda apertura più in alto. II suolo risulta ricoperto dalla solita finissima polvere; le pareti si presentano piuttosto annerite.

 

*********

 

Grutta du Purtuni 248 CbCz
SPELEOMETRIA
Località: Torrente Spilinga
Coordinate: XD 06861430
Quota: 386 m slm
Sviluppo spaziale: 5,5 m Sviluppo planimetrico: 5,1 m
Dislivello: -0,5 m
Rilievo: G.D. Cella e V. Luzzo (GGN 30.12.1990)

ESPLORAZIONE
Raggiunta ed esplorata da Vittorio Luzzo nel 1987.

DESCRIZIONE
Il nome della grotta (il portone) deriva dalla forma squadrata dell'ingresso che lo fa somigliare ad una porta.
La grotta è costituita da un breve corridoio pianeggiante che al suo termine si biforca. II pavimento è costituito da terriccio; nella zona terminale sono presenti clasti. Il tutto rico¬perto dal solito strato di polvere impalpabile.
La roccia si presenta molto fratturata; la frattura su cui è impostata è orientata E-W. La superficie rocciosa della grotta si presenta annerita. Nella zona prossima all'ingresso si ritrova pure del fogliame e parecchio muschio sulle pareti.

 

*********

 

Frammenti di ceramiche recuperati nella Grutta dei Manichelli - ( Grotta delle maniche di 'vasellame')

LA GROTTA DI MANICHELLI


di Giuseppina Gernone
La Grutta di Manichelli si è rivelata di estremo interesse archeologico a dispetto delle sue dimensioni piuttosto ridotte. Si tratta, infatti, di una piccola cavità con uno sviluppo di una decina di metri che si apre su un versante attualmente molto scosceso [Cella, 1992]. In seguito alle segnalazioni di Vittorio Luzzo, abbiamo visitato la grotta rinvenendo, in superficie, una notevole quantità di frammenti ceramici di età preistorica, consegnati tempestivamente alla Soprintendenza Archeologica di Reggio Calabria. I reperti poggiano su un suolo incoerente e sciolto e sono distribuiti per tutta la lunghezza della cavità. Molti di essi presentano fratture molto fresche ed appartengono ad uno stesso vaso; altri, anche se ricomponibili, presentano fratture più vecchie. Questi elementi testimoniano come la grotta sia stata oggetto di frequentazione e di rimaneggiamenti anche di recente. Si rileva, tra l'altro, come la gente del posto riferisca al riguardo che diverse persone abbiano, in passato, recuperato dei 'piatti'. La presenza, inoltre, di numerosi resti faunistici, tra cui molti appartenenti a roditori, indica attività di disturbo del deposito archeologico, come accade di solito nelle cavità dove gli animali scavano le proprie tane intaccando e rimaneggiando i suoli.

 

LA CERAMICA
Oltre la presenza di alcuni frammenti di età storica, il resto dei reperti rinvenuti è attribuibile all'età del Bronzo. Ne sono stati raccolti 32, di cui alcuni, come s'è detto, ricompongono fra loro.
Ad una prima analisi si distinguono due classi ceramiche. L'una è grossolana, costituita da un impasto ricco di inclusi (ciottolini e frammenti calcarei di colore bruno); a questa classe sono attribuibili i reperti appartenenti a dolii e in genere a vasi di medie e grandi dimensioni. Essi presentano delle superfici grezze lisciate sommariamente. L'altra è costituita da un impasto più depurato, con inclusi molto fini (ad occhio nudo si distinguono quelli micacei) e presenta superfici trattate in modo più accurato: sono levigate o lucidate. All'interno di questa classe due tipi di ceramiche si possono distinguere per il colore e per le forme: al primo tipo sono attribuibili frammenti di colore rossastro appartenenti a vasi di medie dimensioni; al secondo, di colore nero, appartengono frammenti pertinenti a ciotole carenate.
A causa dello stato piuttosto frammentario dei reperti non si possono ricostruire le forme dei vasi. All'interno della ceramica grossolana sono da segnalare due fondi piatti, un'ansa a nastro largo e un frammento di ansa verticale del tipo a nastro sopraelevato sull'orlo. All'interno della ceramica fine sono da segnalare due frammenti appartenenti a ciotole carenate, di cui uno con carena a spigolo vivo e l'altro con orlo leggermente espanso e carena smussata, e infine un frammento di orlo estroflesso.

 

INQUADRAMENTO CULTURALE
Allo stato attuale non si può definire un preciso inquadramento culturale della Grutta di Manichelli; solo' uno scavo archeologico ed altri materiali, infatti, possono fornire ulteriori elementi per collocare il sito in un ambito più ristretto dell'età del Bronzo. Dei frammenti ceramici sopra descritti, le forme più significative come l'ansa a nastro largo e le ciotole carenate, perdurano per tutta l'età del bronzo, mentre solo il frammento di ansa a nastro sopraelevato sull'orlo contribuisce, per ora, a definire genericamente la presenza della facies culturale Subappenninica nell'ambito dell'età del Bronzo recente (XIII-XII sec. a.C.). La grotta rappresenterebbe una delle poche testimonianze nel Catanzarese relative a questo orizzonte culturale, documentato bene, al momento, solo in contesti funerari a Vibo Valentia [Peroni, 1989]. Nulla, infine, si può ancora dire sulla destinazione della cavità. Essa testimonia tuttavia, con le grotte dell'alto Tirreno, la grotta della Madonna e la grotta Cardini di Praia a Mare, e la grotta S. Angelo III di Cassano Ionio, sullo Ionio [Tinè, 1964], la ripresa di frequentazione delle cavità, da parte dell'uomo, nell'età del Bronzo.

 

 


 

Note
(1) La prof.ssa Giovanna De Sensi Sestito al paragrafo "La grotta di Terina" pag.133/137 in - Tra l’Amato e il Savuto Tomo I - “Terina e il Lamentino nel contesto dell’Italia antica” (Società Antiche Storia,Culture, Territori, collana diretta da Giovanna De Sensi Sestito), edito dalla Rubbettino Editore srl – 88049 Soveria Mannelli (Cz) ;
(2) La grotta - ‘Ntoni-maria - porta il nomignolo del contadino del luogo che ne indicò per primo la postazione in modo particolare il nome deriva da 'Ntoni (Antonio) mentre il "maria" è il nome della madre di costui. Più che di soprannome si tratta di un modo per indicare l'appartenenza familiare, talvolta utilizzato nelle contrade a nord di Sambiase );
(3) Le analogie sarebbero : la una forma di grotta-santuario; le grandi dimensioni; la posizione poco accessibile con alla base rupi scoscese etc.etc. in - Ibidem nota (1);
(4) CELLA G.D.: "Fenomeni carsici al Monte S. Elia" in Labirinti 12, pp.i 2-18, Novara 1992 ;
(5) " La grotta di Manichelli" di Giuseppina Gernone è pubblicata in Labirinti 12, pp.i 20-21, Novara 1992

- Per ragioni di sicurezza non ho inteso inserire la nota dove si fa riferimento al percorso per l’accesso alle grotte ivi esplorate in “Labirinti n°12” supplemento a CAINOVARA – Anno VII n° 13 – Secondo semestre 1992. Gruppo Grotte Novara CAI Vicolo Santo Spirito, 4 , 28100 Novara .
Nel bollettino si legge che tutte le grotte si aprono nel comune di Lamezia Terme Sambiase ; le coordinate topografiche sono state ricavate dalla tavoletta IGM 241 I NO Nicastro - Edizione 2.
- Si ringrazia vivamente l'amico Gian Domenico Cella ed il "gruppo grotte CAI di Novara" che mi hanno permesso di poter divulgare tali notizie e fotografie (tramite sito web www.sambiase.com) a tutti gli appassionati della storia, cultura e tradizioni del territorio lametino. Grazie ancora. Gierre.