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Il monastero di S.Costantino in c.da S.Sidero

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Un immagine di mosaico raffigurante di S. Costantino

L'ABBAZIA DI S. SIDERO

di Enrico Borrello

"Nella contrada S. Sidero, cioè S. Isidoro, grandi fabbriche di laterizi, tra cui una, distrutta per trarne materiale; copiosi ruderi mi furono segnalati nella contrada Parracocchia e Palazzi, attigue a S. Sidero. "Nella proprietà dei fratelli Tropea sono ruine molto delicate di età romana e dell'alto medio evo, e gli eruditi locali quivi collocano il grande monastero di S. Costantino, i cui beni formarono in prossimità l'Abbazia di S. Sidero, dipendente da quella di S. Eufemia e, più tardi, la Baronia di S. Sidero".

Così, l'Orsi , nella sua "relazione degli scavi del 1921".
Il grande monastero di S. Costantino era sorto, dunque, in quelli che furono poi detti i "Palazzi" per antonomasia, a indicare la grandiosità (si capisce, relativa ai tempi) dei fabbricati. E questo diciamo a chiarire un equivoco in cui sono caduti - alcuni storici di Nicastro, i quali hanno creduto che il monastero di S. Costantino fosse quello di S. Elia, nel Carrà.
Così, l'Ardito scriveva : "Federico II, riscattata nel 1240 la metà e il castello di Nicastro dai benedettini di S. Eufemia, ingrandì e migliorò il castello stesso, in cui fece dimora, e, trovando la vasta pianura nicastrese coperta di boschi, pensò di soddisfare la sua passione della caccia, facendo edificare un "Palazzo" nell'ameno sito del bosco Carrà, e dichiarandolo Foresta Regia. Ora il Palazzo è distrutto e resta solo il nome di contrada del Palazzo. Questo Palazzo era il monastero di S. Elia, detto ancora di S. Costantino e propriamente "Palatium nemoris de Carra";
E il Giuliani: " Nel 316 l'imperatore Costantino con Papa Silvestro che lo accompagnava, recandosi nella nuova sede di Costantinopoli, attraversarono la (nostra) regione e soggiornarono in Nicastro, dove l'imperatore si ammalò di mal di gola, detta malattia di Lazzaro e, guarito, dopo parecchi giorni, in grazie alla Vergine della Purità, eresse la chiesa detta di Dipodi. In essa si venera un quadro antichissimo, dove ai piedi della Vergine, sono in atto di orazione l'Imperatore e il Papa. Nella stessa pianura eresse un palazzo nella contrada Carrà, che fu poi accetto a Ruggero e Federico e che si chiama tuttora Palazzo di S. Costantino ".

A parte la favola del viaggio dell'Imperatore e del Papa attraverso la Calabria, nulla possiamo assicurare circa la costruzione del "Palazzo" da parte di Federico o Ruggero, in contrada Carrà, dove, a quanto scrivono ancora altri storici locali, sarebbe stato costruito anche un laghetto, quello che oggi si chiama Candiano.
E torniano a noi.
L'Abbazia di S. Sidero, coi possedimenti dei "Palazzi", dipendeva, dunque, dalla Abbazia di S. Eufemia. Non tutta la regione S. Sidero le era stata, però, infeudata. Una parte di essa,infatti, apparteneva al Conte Riccardo, figlio di Drogone (fratello del Guiscardo)(1), il quale, nel 1101 ne fece donazione alla Mensa Vescovile di Nicastro.
Leggiamo nel diploma di donazione:(2)
" ... totam terram... a portu Fici usque ad divisam de Androna, et usque ad locum, -qui dicitur Campitello et inde usque ad sepulturam de Cellini et usque ad Sanctum Paulum, et usque ad pendentem aquam, et inde ad rubram terram, et ut procedit aqua usque ad duos montes, et ad nudum montem, ubi divisa est et murata, et inde ad Coropex et usque ad Pulveracchium cum silvis et vineis et aquis et mari et omnibus pertinentibus suis".
Nel 1106, tale donazione che era stata limitata, in quanto Riccardo aveva tenuto per suo uso quattro parti e aveva dato libera la quinta, venne confermata in libero ed assoluto uso di tutte le parti. E ad essa fu aggiunta anche la parte della sorella Amburga.
" ... anno millesimo centesimo sexto, in dictione decima quarta, quatuor partes, quas in meis usibus retinueram, cum aliis supradictis dono et concedo antedictae Ecclesiae et Episcopati libere et absolute... hanc donationem ego sigillo meo consigno et confirmo".
Detta donazione fu ratificata nel 1575, per atto del notaro Paolo Giacomo Marcellinara e la copia si conserva nell'archivio vescovile.
La vicinanza dei feudi dell'Abbazia di S. Sidero, appartenente a quella di S. Eufemia, e delle terre della Mensa Vescovile dovette dar luogo a parecchie controversie, che si estesero anche alle Università di Sambiase e di Gizzeria, se noi ne troviamo cenno in alcuni documenti.
Nel 1726 il Baiulo di S. Eufemía impianta una "lite" coll'Università di Sambiase: non sappiamo per quale ragione, ma certamente per questione di interessi. Nel 1730, altra "lite" coll'Università di Gizzeria. Nel 1751, altra col Vescovo di Nicastro:... "causa magnae litis cum religione jerosolimitana supra feudo vulgo nomatur S. Sidero, quod possidetur a mensa episcopale". Fin quando tutto il territorio di S. Sidero non passò alla Mensa Vescovile di Nicastro, col titolo di Baronia. In quale epoca precisamente, non sappiamo. Ed ora ecco quali erano le terre di S. Sidero: "In detto feudo esistevano anticamente molti casali, tra i quali S. Ermì, S. Pietro, e dove si esigono le gabelle colle stesse denominazioni. In detti casali esercitava il Vescovo la giurisdizione civile ed aveva il diritto della Mastrodattia, che si affittò fino ai primi anni che la chiesa di Nicastro fu governata da Mons. Puglia, predecessore del defunto Vescovo Mendarani. I Prodotti di detto feudo parte sono comuni tra la Mensa e il Baliaggio di S. Eufemia, parte di sola spettanza della Mensa. "Le rendite comuni si ricavano da un vasto bosco, denominato "Comune" e da 14 gabelle, che sono le seguenti: "Comune, ossia Bosco S. Sidero; Coscià; S. Minà; Campio; Comunelli; Serrarotondella; Aria di Oliverio; Piano del Falcone; Passoscuro; Palazzi; Sorbello; S. Ermì; Ulmo e Parrotta. "Appartenevano alla sola Mensa: Scornovacche: Marinella; Garretto; Gabella di sopra la Torre; Tirone di Falso Compare; Vigna di S. Sidero".
L'abbazia di S. Sidero sorgeva in contrada, ora detta Perito. Se ne conserva ancora una chiesuola, che ha sull'altare un quadro a olio raffigurante la Madonna di Portosalvo, fatto nel 1707.
Accanto, parecchie case coloniche, che dovettero essere dell'Abbazia. Ancor nel 1726 il feudo di S. Sidero era abitato da 10 famiglie. Ce lo apprende una relazione del Vescovo di Nicastro. "Abitanti in Sambiase: 2034; famiglie: 443. Nel feudo S. Sidero, famiglie 10, abitanti 54. " Multi alii colonii eiusdem feudi, qui in magna parte anni ibidem moventur, ab eadem Parochia recipiunt sacramenta". Ed era, S. Sidero, coltivato per la maggior parte a vigneti, se il Vescovo sente la necessità di farvi sorgere, nel 1742, dei fabbricati per la essiccazione dello "zibibbo" e per la pigiatura delle uve: "In feudo meae mensae sub vocabulo S. Sidero in magna vinea etiam quatuor cubicula pro comodo exiccandi zibitum et uvas torquendi aedificare feci". Ancor oggi alcune famiglie coloniche abitano fra le mura della vecchia Abbazia. Terra e fabbricati sono del sig. Francesco Nicotera.

 


Note

 

(1) Roberto il Guiscardo, Ruggero e Drogone erano fratelli. Roberto ebbe figli: Boemondo, che partì crociato, e Ruggero, duca di Puglia, dal quale nacque Guglielmo, senza prole. Da Ruggero, fratello di Roberto, nacque Ruggero II,che unì ai suoi i domini del nipote Guglielmo, e fu il primo re della Monarchia Siciliana. Da Drogone nacquero Riccardo e Amburga, la quale fondò la Cattedrale di Nicastro ;
(2) V. nell'Archivio vescovile: "Platea dei beni della Baronia di S.Sidero ;

*Tratto da : "SAMBIASE, Storia della città e del suo territorio" di E. Borrello, cap. IV, L'Abbazia di S.Sidero pag. 223/226 Edizione Temesa Editrice - anno 1998

 

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