I capibriganti nella provincia di Catanzaro 1861-65

I capobriganti che infuriarono tra il 1861 ed il 1865 nella provincia di Catanzaro (1).

--- a cura di Giuseppe Ruberto

 Pietro e Serafino Bianco da Bianchi; Pietro Corea alias Simonetti e Dardano Antonio alias Tabacchera, Mileti Carmine da Albi; Pietro Monaco e Pasquale Perrelli, da Tiriolo; Antonio Trapasso alias Gallo da Gagliano;

bando

Rocco Gabrili e Gentile Raffaele da Panettieri; Raffaele Paonessa alias Sciameo, Rotundo Giosafatto da Gimigliano; Filippo Antonio Tallarico da Carlopoli; Vincenzo Spinelli e Scalise Vincenzo alias Panedigrano da Policastro; Catricola Giovanni alia s Cicala da Cenadi, Giuseppe Talarico alias Granca e Guzzi Giovanni alias Falcione da Miglierina; Carmine Noce da Pietrafitta di Martirano; Luigi Cimino di Soveria; Gennaro D’Audino ed Antonio Gallo alias Bazzarini da Sambiase, Pietro Brescia da Gizzeria, Roperto Francesco, Gaspare e Carmine Palermo tra Coflenti e Gizzeria; Benedetto Greco da Panettieri; Luigi Muraca da Cerva; Scardamaglia Antonio da Parenti; Gigliotti Francesco di Decollatura; Sabatino Antonio alias Cioto e Domenico Bruno da Borgia; Casalinuovo Antonio e Rigillo Vito da Cenadi; Casalinuovo Rocco di Staletti; Barbuto Giuseppe di Montauro; Tarantino Luigi di Sorbo; Pallariio Tommaso di Caraffa; Muraca Carmine da Magisano; Veraldi Gaetano alias Aprofina di Crichi; Diego Mazza e Fragale Giovanni alias Diallo di Serrastretta; De Fazio Pasquale di Castagna; Cerminara Giuseppe Antonio e Esposito Davide da Cicala; Francesco e Giuseppe Mancuso da Sersale; Nicola Fratto da Mesoraca;La Pera Antonio da Belcastro; Ianni Ferdinando da Gasperina; Lo Iacono Francesco da Filadelfia; Aiello Giuseppe da S.Pietro a Maida;

Fonte: Archivio di Stato Catanzaro

Tra la leggenda e la storia

Capo Brigante Calabrese Anon. NapoliIl brigante Lorenzo Benincasa(1)

Nacque in San Biase da un padre di professione falegname ma comodo di sostanze: procurò il padre di dargli un'educazione civile e lo pose alle scuole, ma il figlio spiegò sin dall'infanzia quel carattere atroce che in seguito ne formò il primo assassino della provincia all'età sua di anni dodici uccise con un colpo di pistola la sua sorella carnale indi cresciuto rapi la moglie di Vincenzo Greco, e si diede in campagna e poi uccise il marito; divenne in quei tempi il terrore delle antiche squadre di Catanzaro, con le quali ebbe molti conflitti e molti di loro restarono estinti e massacrati.

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Il brigantaggio nelle Calabrie durante l'occupazione francese

Note essenziali sulle vite dei più famosi capi-briganti delle Calabrie(1)

Paolo Mancuso detto Parafante

nacque in Scigliano da parenti civili, pria di scorrere la campagna, per litigi dotali tirò un colpo di archibuggio al di lui cognato che ne restò ferito; in seguito d'un tale avvenimento si fece capo di briganti e col pretesto di difendere il partito degli inglesi fu uno dei terribili flagelli dell'umanità, e delle Calabrie. Alla testa di quattro in cinquecento banditi dei quali un centinaio a cavallo scelse per fare soggiorno i boschi del Cariglione alla sommità della Grande Sila Da quelle alture tantosto scendea verso i boschi del golfo di Sant'Eufemia dove interrompea il commercio della pubblica strada da Cosenza a Nicastro e da Nicastro a Monteleone, sovente scendea nel Marchesato dove esercitava ogni specie di sceleraggine, e di rapina.

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Gli ultimi briganti di Sambiase

I fratelli Bruno e Antonio Gallo, alias i briganti Bazzarini

di Giuseppe Ruberto

Premessa
Questo nuovo scritto sui briganti Gallo Bazzarini è frutto di una ricerca effettuata sui documenti processuali originali conservati presso l’Archivio di Stato di Catanzaro. Per la comunità di Sambiase e dintorni quella dei briganti Bazzarini fu una triste pagina che segnò il decennio 1860-1870.

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Dichiarazione sugli eventi causati dal regime francese in Calabria

franceseDopo la dettagliata cronistoria sulla vita del brigante Lorenzo Benincasa,pubblichiamo una serie di documenti poco conosciuti al fine di delineare il profilo storico che vide protagonista il brigantaggio e l'esercito d'occupazione francese. Abbiamo tracciato una sorta “paria facere cum aliquo” per dare spazio all'altra faccia della medaglia raccontata dal Jannelli. Tra i documenti filoborbonici-proBrigantaggio che ci sembrano più diretti ed efficaci per deliniare la politica francese abbiamo scelto la testimonianza del Duca di Lauria il quale sosteva : “di non poter reprimere il suo sdegno per i metodi del terrore e del ricatto che furono del Jannelli e del Manhès gli strumenti micidiali".

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