Storia antica

Le origini pregreche di Sambiase e Nicastro

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Museo Archeologico Lametino. La mappa dei siti archeologici ricadenti nel comprensorio lametinodi Gaetano Boca

…..[…..] SAMBIASE. Prese corpo probabilmente nella stessa epoca bizantina quando il paese si strinse intorno alla chiesa e alla piazza, ma il suo nome è impossibile che sia stato dato in onore di San Biagio nato in Armenia, morto nel 316 sotto l'imperatore Licinio, perché la vita, a Sambiase, è incominciata in età molto più remote e il suo nome Sambiase avrebbe avuto un significato diverso.

Rilevanti quelli nell' ex comune di Sambiase.(Giuseppe Ruberto) Infatti si riscontano molte sedi omonime, quasi tutte antiche, come: Monte Pietra di Sambrase e Sambrase presso l'antica sede della Mangiatorella (acque termali); Sambrase a Titi, presso Camini: Sambrase pressoMontalto Uffugo; in molti altri luoghi con Sambote, Sambate, ecc.

Pertanto il nome potrebbe ricercarsi e spiegarsi con l'etimo xhambàzi che si legge giambasi che il lingua albano-epirota (e perciò pregreca) avrebbe significato di luogo di fiera e precisamente baratto di cavalli e animali da soma e poi cristianizzato in San Biase. Infatti, Sambiase è stato da sempre un luogo di fiera, sede che ha richiamato tutte le città viciniori dell'antica Lamezia.

sansidero Un altro particolare importante rimane il già citato idronimo del torrente Cantagalli che non significa affatto che è stato detto così per il canto dei galli, ma perché Sambiase era stata sede dei sacerdoti di Cibele, culto diffuso in tutte le città circostanti (specie a Martirano, Nocera Terinese, Amantea, Vibo Valenzia, ecc.).

Ma Sambiase è nota soprattutto per le Terme Caronte, le quali furono conosciute anche dal periodo pregreco e utilizzate dalle rispettive popolazioni. Pertanto, è utile abbandonare le favole e cercare di spiegare il tutto con motivi più logici.
Siamo d'accordo che nell'antichità si usava spiegare tutto con le deità e per ovvie ragioni d'ignoranza da una parte, e di convenienza dall'altra.

Ora, trattandosi di preellenici, dobbiamo cercare di tradurre il simbolo tramandato della sirena Ligea o Ligeia con la lingua illirico - epirota: abbiamo come risultato che Ligea si spiegherebbe con llixh/e-a, che si legge gligia o gligea e significa acque termali, o stazione di acque termali.

Pure Ocinaro (antico nome del torrente Bagni) si spiegherebbe con la suddetta lingua, con Ogig che significa montone e inat che significa furente, collerico, così, proprio quel significato di nume furente dalla fronte cornuta (riferito all'Ocinaro o torrente Bagni)voluto dal Ciacero nella traduzione dell'Alessandra di Licofrone(1)
Anche Terina si potrebbe spiegare con la stessa lingua, con: teren (ter) che significa terreno; tér e téri col significato di tutto, intero; yné (singolare) e yni, = a territorio nostro (yni) o terreni nostri (yni).

Anche il nome Caronte sarebbe derivato dal fiume d'Epiro Acheronte col suo lago Acherusia, copiato da poeti (tra cui Dante), da storici e geografi.(2)
Infatti, ancora oggi le sorgenti termali conservano, allo sbocco delle acque calde, il nome di Caronte, come a Sambiase, a Spezzano Albanese, e trova riscontro pure nei Misteri Acheruntici degli Etruschi.

Ma c'è di più che contribuisce a rafforzare la versione del significato di Ligea in quanto le Terme Luigiane, le quali si dice che abbiano preso il nome da Luigi di Borbone, conte d'Aquila, avrebbe avuto invece il nome di llixha e si sarebbero chiamate Terme Ligeane.
Infine, un'ulteriore definitiva conferma ci viene dal territorio dell'opposta sponda adriatica d'Albania, dove «c'è la stazione di acque termali, anch'esse sulfuree, a Peshcopie presso Albasan, che si chiama llixha».(3)

 

NICASTRO. Si è detto in precedenza che la città di Nicastro prese corpo nella sede in cui oggi si trova nel periodo bizantino, per quanto le origini della gente che la popolò, risale a tempi ben più remoti.

L'ubicazione stabile della città prese indubbiamente consistenza dopo l'editto di Milano di Costantino il Grande del 313 d.C. col quale riconobbe ufficialmente il Cristianesimo e dopo che Teodosio proclamò il Cristianesimo come religione ufficiale dello Stato. Fu allora che le popolazioni trovarono una garanzia per trasferirsi attorno alla chiesa, simbolo di protezione.

Ma da dove venne la popolazione di Nicastro?

Al contrario di quanto asseriscono taluni autori, anche dotti, i popoli antichi preferirono sempre ubicare i loro villaggi e città sulle colline, dove c'era terreno e acqua a disposizione, per condurre vita pastorale e avere il terreno a disposizione per l'agricoltura e i pascoli. Solo nei tempi in cui si cominciò a usare la marineria, i quartieri maggiori dei colonizzatori si costruirono in riva al mare o presso la foce dei fiumi, dove era più facile e agevole fare uso delle navi per portare in patria le spoliazioni compiute a danno delle popolazioni colonizzate: Sibari, Crotone, Locri, ecc., sorsero in questo modo e per queste ragioni. Nello stesso modo si comportarono Greci, Romani, ed altri colonizzatori.

Pertanto le popolazioni del Lametino che diedero origine alla città, erano distribuite su monti e colline; quindi non è difficile individuare muri e ruderi, ancora oggi cosparsi nel territorio e dove abitava la gente che alimentò la città in oggetto, dei quali si riporta qualche nome di contrada.

- Contrada Magolà: si riferisce a magula, nome dato alle stazioni neolitiche greche, popolate da gente non greca (Enciclopedia Treccani in Grecia, 803);
- Contrada Crozzo: altra specie di magula, sul cui cocuzzolo c'era certamente un villaggio antico e il nome sarebbe probabilmente ricollegabile ai popoli Crobizi (attuali Croati), citati nel Crotonese;
- Contrada Nardelli: di probabile origine illirica, da Norizi o Narentani; nella contrada corrono strade murate, residui avanzi di muri e cumuli di pietre ammucchiate ovunque;
- Contrada Caligiuri: a monte della strada per Platania, si susseguono muri a secco, antichi e che corrono in tutte le direzioni, segno evidente di colture e abitazioni intensive;
- Contrada Gaccia: dove oggi è ubicato il cimitero di Nicastro, e i cimiteri si sa che sorgono, quasi tutti, su antichissime strutture e che regolarmente non mancano in tutta la contrada Chiusa e a monte di Zangarona (e qui si parla di strutture antiche e non recenti. Aggiungo inoltre tutte queste contrade le ho visitate una per una e localizzato anche i punti d'interesse archeologico). È risaputo che, la posizione geografica e l'ubicazione tra due torrenti, ha favorito l'ubicazione della città e in breve tempo diventò meta ambita di gente immigrata, dedita all'agricoltura, all'allevamento del bestiame e al commercio.

 

Note
1. ALESSIO in La Sirena Ligea e l'antica Terina, Almanacco calabrese, Grafica Tiberina, 1958.
2. Orazio Lupis, Elementi di storia universale, Napoli 1795, pag. 24.
3. Così come riportato DALL'ENCICLOPEDIA TRECCANI in Albania pag. 100.

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L'articolo è tratto da "Storicittà", (mensile illustrato diretto dall'Editore e Resp. M.Iannicelli) ,pag.26/28 anno VIII, n°74 Gennaio-Febbaraio 1999,Tip. Stampa Sud Lamezia Terme. E' severamente vietata la riproduzione salvo autorizzazione.

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