Storia antica

Marco Licio Crasso e la creazione di un grande muro sull'istmo della Piana di S. Eufemia(72 a.C.)

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spartacus

Potrebbe sembrare una leggenda ma dopo tanti secoli la notizia la rileviamo dal biografo di origine greca, Plutarco nella sua opera più famosa "Vite parallele". (1)

Quello che verrà chiamato Spartacus ( nome questo datogli da Lentulo Batiato della scuola dei gladiatori a Capua) nel dicembre del 72 a.C. estende la rivolta anche a Sud a partire dalla Campania, occupando la Lucania e gran parte dell'attuale provincia di Salerno, fino ad arrivare al Bruzio (l'odierna Calabria). Evento questo che fa decidere ai Senatori romani di dare mandato al proconsole Marco Licinio Crasso per reprimerla.

Bisogna precisare che l'esercito dell'ex militare delle file dell'esercito romano,quale è stato il macedone Spartacus , era formato per la maggior parte di mandriani e pastori le cui ataviche prevaricazioni dell'Impero di Roma erano passati da padre in figlio. Ed io aggiungo fino ai nostri giorni!

Ma veniamo all'evento storico, poco conosciuto, su quanto ci ha tramandato nei suoi scritti il biografo Plutarco. (Vite Parallele, Crasso, x.4-5.)

Il comandante Marco Licio Crasso ove ostacolare i rifornimenti nel Bruzio fa erige nei pressi dell'istmo di Catanzaro (ovverosia tra Squillace e Santa Eufemia ) un fossato molto largo e profondo, che, tagliando da mare a mare il Bruzio bloccasse Spartaco e non facesse arrivare rifornimenti di alcun genere alle sue truppe, tenendo, nel contempo, impegnati e ben allenati i propri legionari. (Vedi nota1 )

Tuttavia, aggiungiamo, che il Trace, dopo una serie di tentennamenti, poiché in campo aperto aveva subito dei parziali rovesci, decide di voler forzare il blocco, trovando la resistenza da parte del comandante Crasso.
Per quelli che che furono i progenitori rivoluzionari meridionali (al contrario degli odierni terroni da cortile)da sempre contrapposti ai poteri "romani" in virtù dei soprusi ed occupazione delle loro terre civilizzate dagli avi greci, si procastino' sconfitta finale!
Nel mentre quello che potremmo definire il primo liberatore del Meridione d'Italia (come citerà in una lettera Karl Marx nel 1861) morirà, non a caso, a 100 kilometri di distanza istmo posto sulla nostra Piana , ovvero nei pressi di Petelia. L'odierna Petilia Policastro, in provincia di Crotone, nel Bruzio. (2)

Concludiamo con la cronaca degli storici del tempo.
Per come ci tramanda lo stesso Plutarco durante lo scontro decisivo, il Trace sarebbe andato personalmente alla ricerca di Crasso per affrontarlo direttamente; egli non riuscì a trovarlo ma si batté con grande valore, uccidendo anche due centurioni che lo avevano attaccato ( Plutarco).
Dalla narrazione dello stesso Plutarco risulta che Spartaco rimase al centro della mischia mentre i ribelli erano ormai in rotta; circondato da un numero soverchiante di legionari venne «massacrato di colpi» e morì combattendo fino alla fine (Plutarco, Vita di Crasso, 11).

Se è vero che il suo corpo non sarebbe stato mai ritrovato, il suo carisma vive ancora tra noi grazie alle sue gesta di lottare in nome della libertà. Ci piace sottolineare a tal proposito quanto scrive Karl Marx in una lettera del 27 febbraio 1861, all'amico Friedrich Engels«[...] "Spartaco emerge come uno dei migliori protagonisti dell'intera storia antica. Un grande generale, a differenza di Garibaldi, un carattere nobile, un genuino rappresentante dell'antico proletariato" .

NB. In verità anche quel proletariato di cui Max ne cita irreprensibili virtù, venne soggiogato, e lo continua tutt'oggi, dalla onnipotenza degli affabulatori di folle!

Addi 1 agosto 2021@Giuseppe Ruberto storiografo di SAMBIASE.

Note :
1. Plutarco, Crasso, x.4-5. Di origine greca fu biografo, scrittore e filosofo. Ha vissuto sotto l'Impero romano di cui ebbe anche la cittadinanza romana e ricoprì incarichi amministrativi. La sua opera più famosa è costituita dalle Vite parallele, biografie dei più famosi personaggi della classicità greco-romana, oltre ai Moralia;
2. Secondo lo storico tardo romano Paolo Orosio, questa avvenne nei pressi delle sorgenti del fiume Sele (in provincia di Avellino), nell'allora Lucania.

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