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Giovanni Paolo II in visita al Santuario di Paola

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A cura della redazione del sito web sambiase. com

La redazione di www.sambiase.com in occasione del cinquecentenario dalla morte di S.Francesco di Paola vi propone i pronunciamenti integrali di Papa Giovanni Paolo II° alla comunità dell'Ordine dei Minimi in occasione della suo viaggio in Calabria dal 5 al 7 ottobre 1984(1) -

 

Recita del Rosario nella Basilica di San Francesco di Paola

 

 

RECITA DEL ROSARIO NELLA BASILICA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

Paola,6 ottobre 1984


Affido la Calabria al Cuore Immacolato di Maria

Carissimi fratelli e sorelle!
In questa sera del primo sabato di ottobre, mese dedicato dalla pietà cristiana, in modo speciale, alla Madonna del Rosario, reciterò qui a Paola, nel corso del mio pellegrinaggio pastorale nella Regione calabra, la preghiera mariana così cara al popolo cristiano. Invito tutti coloro, che in questo momento mi stanno ascoltando, ad unirsi con me in questa orazione "così semplice e così ricca", nella quale siamo spronati a meditare i principali episodi del Mistero della salvezza compiuto in Cristo: la sua natività ed infanzia; la sua passione e morte; la sua risurrezione ed ascensione; la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente e la glorificazione della sua purissima e dilettissima Madre.

Il 29 ottobre 1978, pochi giorni dopo la mia elezione al supremo Pontificato, così esortavo i fedeli riuniti in Piazza San Pietro: "Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità. In questa preghiera ripetiamo molte volte le parole che la Vergine Maria udì dall'Arcangelo, e dalla sua parente Elisabetta. A queste parole si associa tutta la Chiesa. Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera all'ultimo capitolo della costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa" (Insegnamenti, 1 [1978], 75s.). Domani ci uniremo spiritualmente anche alla Supplica alla Madonna di Pompei e diffusa in tutta la Chiesa dal Beato Bartolo Longo, che coltivò una tenera e profonda devozione alla Vergine Madre di Dio. A lei, al suo Cuore Immacolato, affido voi, i vostri cari, la Calabria, l'Italia, la Chiesa, l'umanità tutta, perché fioriscano la giustizia e la pace.

 

 

Giovanni Paolo II con i Padri Minimi AI PADRI MINIMI

Paola, 5 ottobre 1984

San Francesco cammina con il suo popolo

Non ho preparato un testo come ha fatto il vostro Superiore Generale. Allora, minus sapiens loquar. Ma mi è venuta in mente una frase, un brano della mia predica di questa sera. In questo brano ho detto che San Francesco di Paola non aveva bisogno di libri, perché sapeva leggere un solo libro: questo solo libro vivente era Gesù Cristo. Egli lo sapeva leggere. Ebbene, i suoi successori, i suoi confratelli, i Minimi, mi hanno introdotto in una biblioteca... dove ci sono tanti libri. Biblioteca vuol dire appunto libri, nient'altro. Libri per voi, per gli uomini, per essere anche dotti, per imparare, per imparare anche Gesù Cristo. E poiché non tutti siamo così marcati da un genio della santità come lo era il vostro santo fondatore, e dobbiamo naturalmente, anche se apparteniamo alla sua famiglia religiosa, imparare dai libri, dobbiamo avere una biblioteca, dobbiamo studiare, a cominciare dai più giovani fino ai più anziani. Dobbiamo studiare, dobbiamo leggere, per saper leggere anche più efficacemente questo libro aperto per tutta l'eternità, per tutto il mistero di Dio e per tutto il mistero dell'uomo e del mondo, in Gesù Cristo.

Devo confessarvi che da lungo tempo ho cercato di avere un'idea più adeguata di quello che era San Francesco di Paola, perché come sacerdote celebravo la Messa. II suo ufficio molte volte era insieme con gli uffici quaresimali, e così la Quaresima faceva trascurare un po' l'ufficio del santo. Ma la sua figura mi sembrava interessantissima, e io l'ho valutato un po' con quel criterio minimo, che egli cioè voleva essere minimo. Anche San Francesco d'Assisi ha fondato i frati Minori, ma solamente minori, non minimi... Invece quest'altro Francesco vostro ha voluto che foste minimi. Non era sufficiente per lui minori: no, minimi! E questo sempre presentava per me un problema di grande interesse. D'altra parte, ci sono Minori di diverse forme, di diverse famiglie: in Polonia i Bernardini, i Riformati, poi naturalmente i Cappuccini, i Conventuali sono molto diffusi. l Minimi sono un po' nascosti, non si vedono tanto. Si doveva venire qui. Questa giornata è dunque molto importante nella mia vita, perché ho potuto venire qui e conoscere che cosa vuol dire questo minimi. Questo Francesco di Paola, l'eremita, era un uomo di radicalismo evangelico assoluto. L'eremita, un eremita che visse per 25 anni alla corte di Francia, ma - come diceva il Superiore Generale - non per convertirsi alla corte ma per convertire la corte. Sì, allora figura interessantissima, non solamente perché i santi sono sempre i più interessanti esemplari del genere umano, ma soprattutto perché - riprendendo un po' la conversazione che facevamo insieme a tavola questa sera - vedo che è lui che veramente governa, questo minimo, in questa Calabria, governa le anime, nelle tradizioni, governa nelle coscienze e ha scelto una parte minima di questa Italia. Non si è diffuso così come San Francesco d'Assisi che, obbedendo certamente ad un carisma, si è diffuso in tutta l'Europa, in tutti i continenti ed è conosciuto ovunque. San Francesco di Paola si è riservato questa minima parte d'Italia. Si può dire anche Italia minima... Io penso che è un modo di interpretare il problema meridionale, l'Italia minima. Lui ha scelto questa Italia minima, ma qui comanda!

Allora io vi auguro di essere obbedienti a questo vostro fondatore, di essere anche voi minimi. E se si deve usare per questo anche la biblioteca - perché no? - anche la biblioteca! E poi uno dei vostri confratelli è decano della Facoltà Teologica della Lateranense...

Vi ringrazio dunque per questa accoglienza, e ringrazio la Provvidenza che mi ha dato la possibilità di venire qui e di accostarmi così a questa figura straordinaria di cui avevo prima una visione non del tutto adeguata e di avvicinarmi a questo spirito dei Minimi... e capire che cosa vuol dire questo minimi.
Io devo ringraziarvi della vostra ospitalità, dell'accoglienza di oggi e ancora di domani. Adesso capisco bene perché l'episcopato calabrese mi ha messo qui nel vostro convento: perché qui è la vera fortezza, la fortezza della Chiesa in Calabria! Penso allora che con questa visita un po' di quello spirito di San Francesco di Paola e del suo minimismo possa scendere anche nel mio spirito. Tutti abbiamo bisogno di questo, direi soprattutto gli apostoli e i successori. Sappiamo bene come essi volessero essere i primi, i massimi; due lottavano per questo (piuttosto era la loro madre che lo voleva, no?). Ma tutti abbiamo bisogno, direi soprattutto noi, apostoli successori degli apostoli, di questo minimismo evangelico. Allora vi ringrazio del dono di questa ospitalità, non solamente nel senso fisico, nel senso materiale, ma soprattutto nel senso spirituale, perché essa mi permette di trovarmi all'interno di questo ambiente una volta ispirato, una volta formato dalla figura, dalla personalità di un santo straordinario e che è rimasto così per sempre, per i secoli.

 

 

 

Celebrazione Eucaristica per i religiosi al Santuario di Paola

LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA PER I RELIGIOSI AL SANTUARIO

Paola, 5 ottobre 1984

La vostra vita sia sempre incarnata nel tessuto ecclesiale e sociale della Calabria

1. "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (Mi 11,25).

È spontaneo riandare con la mente a queste parole di Cristo, celebrando l'Eucaristia nel Santuario che la pietà dei fedeli ha eretto in onore di un uomo come Francesco di Paola, vissuto lontano dai libri ma vicino a Dio: egli fu davvero uno di quei piccoli che Dio introduce alla conoscenza delle sue cose nascoste. Francesco di Paola non fu certo un dotto, e tuttavia egli conobbe a perfezione la scienza dei santi e seppe penetrare nei cuori più e meglio di quei dotti teologi, che non di rado ricorrevano a lui per averne risposte chiarificatrici nei loro dubbi e nelle loro perplessità. Lui piccolo, anzi minimo come amò qualificare sé ed i suoi figli, meritò di essere maestro dei grandi della terra, e ciò grazie alla luce che Dio riversava nella sua anima, assetata di Lui.

Nel ringraziare il Superiore Generale dei Minimi e il Presidente dei Superiori Maggiori della Calabria per le parole rivoltemi all'inizio della Santa Messa, saluto questa Comunità Monastica e voi tutti carissimi Religiosi, Religiose e anime consacrate qui presenti. È significativo che il vostro incontro avvenga presso questo Santuario, in cui tutto ci parla di un uomo che seppe donarsi senza riserve a Dio, trovando in tale incondizionata consacrazione di sé la sorgente sempre zampillante di una carità inesausta verso i fratelli. Nella testimonianza di Francesco di Paola, una figura che riassume in sé i tratti migliori della generosa popolazione calabrese, si ripropongono con nitida evidenza le componenti essenziali di ogni vita consacrata a servizio di Dio e della Chiesa. Per questo io sono lieto di incontrarmi con voi in questo luogo, carissimi, per dirvi come apprezzi la vostra missione il vostro molteplice apostolato.

La Calabria è sempre stata ricca di fondazioni monastiche e religiose e ha dato alla Chiesa figure di santi, quali San Saba, San Nilo, San Bruno e lo stesso San Francesco. In questa regione il primo monachesimo giunse dal vicino Oriente, e qui realizzò una felice sintesi di spiritualità e di cultura monastico-religiosa.
Non è però soltanto storia del passato. La freschezza della vita religiosa è viva oggi con voi, presenti ed operanti nel tessuto ecclesiale e sociale. Voi, anime consacrate a Dio in questo oggi della storia, vi alimentate allo spirito e al carisma delle origini, per dare con la vostra testimonianza di coerenza evangelica una convincente risposta alle attese della presente generazione.

2. Vi siete mai chiesto che cosa si attendono da voi la Chiesa di Calabria e il buon popolo di questa regione? Alla luce della vita e degli insegnamenti dei vostri grandi Santi, in particolare del Patrono di questa Chiesa, ritengo che oggi sia fondamentale per la vostra credibilità la testimonianza di un rinnovato impegno nella preghiera e nell'unione con Dio. I grandi asceti e i fondatori insegnano che bisogna dare a Dio il primo posto nella vita e nell'apostolato, e questo proprio per venire incontro alle necessità del mondo, che è alla ricerca affannosa di valori che lo strappino all'inquietudine e all'incertezza del quotidiano. Voi costituirete un punto di riferimento fondamentale per i molti fratelli smarriti sulle strade del mondo, se saprete essere testimoni gioiosi del Vangelo in tutta la sua pienezza.
La sete di Dio è ovunque diffusa: spetta ai membri degli Istituti religiosi incanalare questa esigenza, ravvivando nella loro quotidiana testimonianza la gioia di vivere con Dio e di Dio, il quale non aliena lo spirito e non toglie la libertà, ma arricchisce l'anima e la rende libera per farle gustare la sua presenza. Non è forse questa l'esperienza che voi fate quando con piena disponibilità vi sapete porre alla sequela di Cristo, casto, povero e obbediente al Padre? Non trovate forse in ciò il segreto della vera pace nell'anima? Partecipate questo stile di vita ai fratelli, sottolineando vigorosamente la gioia di stare insieme "come un cuor solo e un'anima sola" nella condivisione generosa di ogni vostro bene (cfr. At 4,32). Non abbiate paura di sentirvi non capiti: Cristo è con voi ad infondervi speranza e forza, perché lo portiate con entusiasmo ai fratelli. Il mondo sa distinguere bene la vostra testimonianza evangelica da qualsiasi altra: non per nulla vi contrappone la sua ideologia e i suoi effimeri valori.

Oggi vivere l'unione con Dio con accentuato spirito di preghiera è un passaggio obbligato della vita religiosa: la Chiesa ha bisogno di anime consacrate che vivano nell'interiorità del rapporto con Dio e affermino dinanzi al mondo il primato di Dio, perché il mondo comprenda che non sono i beni materiali, il successo o i piaceri che danno la serenità all'uomo, ma il grado d'unione con Cristo, vera speranza dell'uomo.

3. La consacrazione a Dio, che vi permette di "seguire con maggiore libertà Cristo e imitarlo più da vicino" (PC 1), non vi distoglie dai problemi dei fratelli: la caratteristica della vita religiosa di questa terra - dove molti paesi e villaggi devono la loro origine alla presenza di un monastero o cenobio, ereditandone anche il nome nella toponomastica - vi invita a congiungere lo spirito di unione con Dio con la solidarietà verso i fratelli, che molto attendono dal vostro diuturno, impegno di apostolato. 1 disagi economici ereditati dal passato e che sono ancora lontani da una giusta soluzione e i mali della società di oggi, di cui soffrono soprattutto i giovani, si presentano ogni giorno dinanzi ai vostri occhi. Non potete ignorarli, rifugiandovi nella vostra comunità. Dovete anche voi farvene carico sotto l'aspetto che vi compete, nel rispetto ovviamente del carisma proprio dei rispettivi Istituti. Del resto non c'è vera vita religiosa, radicata nell'intima unione con Cristo, che non si traduca nel bisogno di seguirlo e di servirlo nelle sue membra (cfr. PC 8).
La vostra testimonianza non va disgiunta dalla conoscenza delle situazioni del popolo che vi attornia, che confida nel vostro aiuto spirituale e concreto, che attende un vostro gesto di amore fraterno, che vede in ciascuno di voi il fratello che può capirlo e in nome di Cristo salvarlo.

4. Non sempre, tuttavia, chi vi avvicina lo fa per chiedere: spesso il Signore vi fa incontrare il fratello per un richiamo, una riflessione, un incitamento ad una più autentica testimonianza evangelica. Sappiate raccogliere come provvidenziali questi inviti a riprendere la vita religiosa con più coraggio e spirito evangelico.
Trovarsi poveri tra poveri è un dono del Signore: a contatto con le situazioni concrete la parola del Signore si fa più incisiva ed invita a leggere la parabola dell'uomo incappato nei ladri (Lc 10,25-37) con più partecipazione. l vostri santi fondatori hanno dato vita a comunità apostoliche che, congiungendo insieme ascesi e carità, hanno orientato la loro missione verso quelle categorie di persone che la società spesso emargina, ma che la Chiesa ritiene tesori per il Regno. Come non ricordare in questo luogo il continuo flusso di fedeli che salivano dalla città e dai casali vicini per incontrare l'eremita Francesco? Egli, uomo di Dio e lavoratore instancabile, li accoglieva amabilmente, li ascoltava con disponibilità, chiariva i loro dubbi, a volte risolveva anche i loro problemi col miracolo, sempre, accomiatandoli, lasciava in loro quella "contentezza e pace" - dicono le fonti - che vale molto più dei beni materiali e della stessa salute. Queste contrade furono allora testimoni dei prodigi descritti da Isaia nel brano che abbiamo ascoltato: "Si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa..." (Is 35,5-6).

5. Il patrimonio spirituale della vita religiosa di questa regione affonda spesso le sue radici nel campo sociale, non per sostituirsi alle strutture pubbliche, ma per coadiuvarle nel difficile compito di aiuto e di redenzione dei fratelli più bisognosi. Non disperdete questa connotazione, oggi che la Chiesa riafferma la sua presenza nel campo dell'educazione e del lavoro. Chi ha bisogno, guarda sempre alla vostra testimonianza e voi non dovete tradire la fiducia di chi non ha voce sociale. Sappiate essere sempre attenti al loro grido di aiuto e date prova dell'amore a Cristo prodigandovi per i fratelli. Non sono le parole che mancano in questo settore della società, sono i gesti. Voi siete chiamati, in nome di Cristo, a porre di questi gesti con l'intervento disinteressato, con la solidarietà nei casi estremi, con l'impegno a coinvolgere i buoni nel soccorso di chi ha veramente bisogno.
Così facendo, voi vedrete aprirsi dinanzi a voi gli spazi della carità e riaffermerete l'insopprimibile dignità di ciascuno, riscoprendo nei lineamenti di chi è provato dalla sventura il volto sofferente del Cristo. Soprattutto voi rivivrete la storia della vostra chiamata, che è intrisa di amore e di misericordia del Signore. Il Vangelo si apre ogni giorno dinanzi a voi e vi chiama all'apostolato: ogni uomo ne è una pagina vivente, che deve essere capita ed accolta nella propria esperienza di fede. Non stancatevi di tendere la mano a chi è nel bisogno: il vostro gesto di solidarietà può essere lo spiraglio attraverso cui il fratello giungerà ad intravedere la provvidenza del Padre che ha cura di tutti e a tutti dà un fine in questo mondo. "La vostra silenziosa testimonianza di povertà e di distacco, di purezza e di trasparenza, di abbandono nell'obbedienza... può diventare, oltre che una provocazione al mondo e alla Chiesa stessa, anche una predicazione eloquente, capace di impressionare anche i non cristiani di buona volontà, sensibili a certi valori" (Evangelii nuntiandi, 69,2).

6. Questa incarnazione della vostra vita religiosa nel tessuto ecclesiale e sociale della Calabria è il messaggio che oggi vi consegno in questo luogo santificato dall'asceta e uomo di Dio San Francesco di Paola. Sappiate attingere dall'unione con Dio, quotidianamente presente nel suo banchetto eucaristico, la forza della testimonianza evangelica a tutti: ai semplici, ai poveri, ai piccoli, agli emarginati, ai sofferenti, ai dotti, agli uomini della terra, del mondo del lavoro, a chi è pronto al dialogo ed anche a chi per il momento ancora se ne esclude. Cristo vi precede e vi dà forza, perché egli è lo scopo e la misura della vostra vita: nel quotidiano dialogo con lui attingete quella carità soprannaturale, di cui ci ha parlato San Paolo in quel sublime brano della 1a Lettera ai Corinzi che abbiamo poc'anzi ascoltato: una carità cioè che "non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (13,5-7).
Solo chi è completamente distaccato da se stesso può accogliere fino in fondo le esigenze radicali di una carità che, secondo le parole dell'Apostolo, mira al tutto: "...tutto crede, tutto spera, tutto sopporta". Ma chi, meglio del religioso, può realizzare in sé un simile distacco? Nell'impegnarsi sulla via dei consigli evangelici non è egli mosso dalla volontà di operare in se stesso quella spogliazione di ogni cosa che può fare più completamente spazio al tutto di Dio? Sappiate apprezzare nel loro pieno valore, carissimi, i voti di castità, povertà ed obbedienza, che tra poco rinnoverete. Essi non intralciano né limitano la vostra personalità, ma piuttosto la liberano alla possibilità di un dono più costante e più generoso nel quotidiano servizio di Dio e dei fratelli.
Sulle orme dei vostri grandi santi, ed in particolare di colui il cui spirito aleggia in questa chiesa, siate lietamente casti, poveri ed obbedienti. Sperimenterete, come essi sperimentarono, la verità della parola di Cristo: "Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero" (A t 11,30) e potrete, anche voi come loro, partecipare questa vostra esperienza a tanti fratelli "affaticati e oppressi", che vengono a voi per avere una parola capace di ridare loro speranza.


L'INCONTRO CON LA CITTADINANZA DI PAOLA

Paola, 5 ottobre 1984

Sia questa di San Francesco, terra di carità e perdono

Carissimi fratelli e sorelle

1. Con animo commosso vi ringrazio dell'accoglienza festosa che mi avete riservato in questo incontro, del quale ho custodito a lungo nell'animo il desiderio e l'attesa. Sono lieto di ringraziare il Signor Sindaco per le nobili espressioni di saluto rivoltemi a nome di questa città, che ha legato il suo nome al grande Santo che qui ebbe i natali: San Francesco di Paola. Saluto inoltre le autorità presenti, l'Arcivescovo mons. Trabalzini, il Clero, i Figli di San Francesco, le Religiose che operano in questa Chiesa e tutti voi, fratelli e sorelle, che vivete e lavorate in questa ridente città, posta tra il mare e i monti.
Un pensiero speciale desidero rivolgere ai giovani, speranza di questa, come di ogni altra terra. Senza le risorse della loro intelligenza, delle loro energie, del loro entusiasmo non è possibile proiettarsi verso il futuro con programmi di sviluppo economico e di progresso sociale. Ma al mio animo sono presenti anche gli anziani, la cui saggezza, materiata di esperienza, è indispensabile per costruire una convivenza rispettosa di ogni valore che rende degna e nobile la vita. E una parola di apprezzamento voglio rivolgere anche agli ammalati, la cui presenza nelle famiglie e nella comunità costituisce pure una ricchezza per il richiamo, che da essi promana, ai valori superiori dell'esistenza e per il contributo spirituale che con l'esempio e con la preghiera essi possono recare a quanti si prodigano per loro.
Cari abitanti di Paola, conosco le nobili tradizioni religiose e morali che portate scolpite nell'intimo dei vostri cuori: voi siete attaccati alla vostra fede, siete fedeli alle vostre famiglie, onorate i vostri morti; sapete essere pazienti nelle prove, costanti nella fatica, solidali nelle necessità. Continuano a fruttificare tra voi quei semi di bene che San Francesco, con la parola e con l'esempio, sparse a larga mano in queste contrade, che egli tanto amò.

2. Mentre esprimo la mia gioia di trovarmi nella terra di questo grande Santo, mi è caro richiamare le importanti lezioni del suo insegnamento morale, ancor vivo tra voi, come in ogni calabrese. San Francesco è stato additato al mondo come un eremita che praticava estenuanti penitenze e mortificazioni, un uomo di Dio; ma egli era anche un uomo semplice, schietto, che avvicinava i poveri, che lavorava e dava lavoro nel suo convento agli altri. Voi lo sentite giustamente come uno di voi, con le caratteristiche proprie di questa vostra Regione: la tenacia, la laboriosità, la semplicità, l'attaccamento alla fede avita. Ovunque egli è stato, nelle grandi corti del tempo (a Napoli, Roma, Tours in Francia), ha portato le virtù di questo popolo ed è stato l'immagine di ciascuno di noi.
Oggi sono qui per dirvi: sappiate incarnare in voi le virtù che hanno reso grande San Francesco, in modo che con forza possiate debellare il male sociale, che agli occhi di molti talvolta oscura l'immagine di questa laboriosa Regione. Se saprete essere tra voi aperti e sinceri, se avrete il coraggio di cancellare l'omertà,che lega tante persone in una sorta di squallida complicità dettata dalla paura, allora miglioreranno i rapporti tra le famiglie, sarà spezzata la tragica catena di vendette, tornerà a fiorire la convivenza serena, e questa generosa terra apparirà, quale essa è, la terra di San Francesco, la terra in cui fiorisce la carità ed il perdono.

3. San Francesco di Paola, che il mio venerato predecessore Giovanni XXIII ha proclamato Patrono della Calabria, dopo che l'altro mio predecessore Pio XII l'aveva preposto come Patrono alla gente italiana di mare, protegga sempre questa città che fu sua, le vostre famiglie, i vostri malati, gli anziani, i vostri emigrati sparsi ovunque nel mondo, i lavoratori della terra e del mare, i giovani soprattutto perché rimangano limpidi nella fede e coerenti nella vita cristiana.

E vorrei ancora affidare alla protezione di San Francesco da Paola, vostro Patrono, tutti coloro che in questa città soffrono per la disoccupazione, per la mancanza di lavoro. Sono stato subito attratto dalla lunga schiera di persone qui presenti che manifestano per chiedere un bene: il lavoro. Vi auguro che presto sia risolto questo grande problema umano e sociale, importante per tutta la vostra patria, ma importante soprattutto per la vostra Calabria, per la vostra città, per le vostre famiglie, per le vostre persone, per i vostri giovani, per i vostri figli. È l'augurio che vi faccio in questo momento, cioè all'inizio della mia permanenza nella vostra città.

Protegga quanti a lui si rivolgono con spontanea confidenza poiché lo vedono come un santo vicino a loro, che dà fiducia, col quale è possibile esprimersi nella lingua materna e dialettale, che infonde coraggio e speranza. San Francesco è stato in vita un difensore dei poveri contro i soprusi dei potenti del tempo, ed ha sempre restituito a tutti serenità, salute e coraggio. Ora dal cielo ottenga per la sua Calabria la serenità, la concordia degli animi, il rispetto della persona umana e aiuti a sconfiggere la piaga dei sequestri, la violenza e gli altri reati funesti che travolgono la società odierna e ottenga il lavoro per tutti.
Con questi voti, che affido alla Vergine Maria, Regina del Santo Rosario, in questo mese a lei dedicato, imparto a voi, ai vostri cari, e a tutti i Paolani e a tutti i Calabresi sparsi nel mondo la mia Benedizione Apostolica, propiziatrice di copiosi favori celesti sulla vostra terra e sul suo futuro.

 

AI GIOVANI

Paola, 5 ottobre 1984

Un discorso improvvisato per una visita inaspettata dei giovani

Vi vedo molto volentieri e vi ringrazio per questa fiaccolata. Essa ha un significato simbolico. Ci parla soprattutto del Santo che veneriamo in questo Santuario: San Francesco di Paola, Patrono della Calabria, perché possiamo dire che dopo tanti secoli egli cammina sempre con voi, davanti al suo popolo, al popolo della Calabria e porta una fiaccola che è la fiaccola della fede, della speranza e della carità. Grazie a lui questa fede, speranza e carità è stata trasmessa in eredità spirituale, di generazione ed è arrivata fino alla vostra generazione, quella dei giovani. Oggi, voi giovani, con questa vostra fiaccolata arrivate qui per incontrare il Papa che è venuto in pellegrinaggio a venerare San Francesco di Paola e per ringraziare questo Santo stupendo per la sua opera compiuta non solamente nei secoli XV e XVI, ma per l'opera che egli compie di generazione in generazione specialmente qui in questa Calabria, la sua patria. Questa terra è stata la sua patria ed è rimasta la sua patria. In cielo, nella gloria dei Santi, nella comunione dei Santi, nella gloria della Santissima Trinità, egli è un calabrese, un Santo di questa terra, un Santo di questo popolo. Si sente la forza del suo spirito, della sua fede, della sua speranza e della sua carità nella vita di questo popolo e specialmente nella vita di voi giovani. Vedo questa vostra fiaccolata come un segno simbolico. Voi siete venuti per manifestare la vostra fede, la vostra speranza e la vostra carità ereditate da San Francesco di Paola. Vi ringrazio per questo gesto simbolico, per questo gesto significativo ed eloquente e vi auguro di camminare con quella fiaccola e di trasmetterla alle nuove generazioni.

 

Gente radunata spontaneamente la sera davanti la Basilica ALLA GENTE SPONTANEAMENTE RADUNATA LA SERA DAVANTI ALLA BASILICA

Paola, 6 ottobre 1984

È questo il luogo più importante della Calabria

Venendo in Calabria, ho pensato che forse il luogo più importante fosse Reggio Calabria, forse Catanzaro, forse Cosenza, ma vedo che il luogo più importante è quello dove è San Francesco di Paola. Non ho saputo questo prima, ma venendo qui lo vedo e lo vedo anche in questa circostanza, che il Papa, per la seconda volta, deve venire qui, in questo Santuario. Ieri era la prima volta, e oggi sono dovuto tornare da Cosenza per recitare il Rosario che, tramite la Radio Vaticana, il Papa recita nel primo sabato del mese e viene diffuso in tutto il mondo. Così, vedo che il punto più importante è quello dove si trova San Francesco di Paola. Voi siete, dopo tanti secoli, i concittadini di questo Santo, di questo grande Santo, grande perché si è chiamato minimo. Se voi siete i concittadini di questo Santo, dovete imitarlo. Egli era molto umile, molto buono, era pieno di carità.

Vi auguro di essere i concittadini di San Francesco in questo senso. Soprattutto carità, umiltà, bontà: tutto questo è direi la consanguineità spirituale con San Francesco.
Ecco, resta ancora domani, domenica, ultimo giorno della mia visita, del mio pellegrinaggio in Calabria. Devo visitare Crotone e Reggio Calabria. Allora prego il vostro Santo Francesco di uscire un po' e di proteggerci anche domani, come ci ha protetto ieri e oggi. E poi lo prego di proteggere la vostra città, Paola, che è famosa grazie soprattutto alla sua personalità, la sua santità. Si conosce bene Paola perché si dice San Francesco di Paola. Da ragazzo non ho saputo molto su Reggio Calabria, su Cosenza e neanche su Catanzaro. Un po' di Roma, di Napoli. Ma ho conosciuto Paola perché c'è San Francesco di Paola. E mi sono domandato che cosa è questa Paola. Dopo tanti anni ho potuto vederla. Finalmente ho potuto vedere dove è questa Paola e che cosa è questa Paola, questa Paola della Calabria.
Allora vi ringrazio per questa riunione che non era prevista nel programma. Il Papa doveva tornare, recitare il Rosario e concludere la giornata. Invece voi siete venuti qui. lo vi ringrazio per questa visita, e vi auguro tutto il bene per le vostre persone, per le vostre famiglie, per le vostre parrocchie, per tutta la città di Paola, famosa grazie a questo grande Santo, San Francesco minimo, e poi per tutta la vostra Calabria.

Vi dò adesso a tutti e a tutta la vostra città una Benedizione. Abbraccio tutti i vostri bambini, tutti i vostri malati infermi. Buona notte. Sia lodato Gesù Cristo.

 


 

Nota:

1) Il testo dei pronunciamenti e le foto sono stati tratti dal libro: Giovanni Paolo II alla Calabria - Parole di speranza alla società e ai calabresi - a cura del prof. Filippo D'Andrea, p. 47 a 66 e da p.101 a p.104; edito da Editoriale progetto 2000 via degli Stadi,27-87100 Cosenza.

Libro ''Giovanni Paolo II alla Calabria'' a cura del prof. Filippo D'Andrea- Dalla prefazione del libro di mons.Giampaolo Crepaldi : " ... Filippo D'Andrea estende la raccolta della parola del Papa ai calabresi sino all'anno 2004, rendendo un servizio alle coscienze e alle comunità che in tendessero averla disponibile come prontuario, una guida sicura inserita nel contesto della Chiesa universale e del mondo contemporaneo. Nella raccolta possiamo rintracciare, oltre ai discorsi tenuti in Calabria il 1984 già pubblicati, tre tipologie di interventi:

- quelli tenuti dal Papa nella sua seconda presenza in Calabria, nel 1988, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale di Reggio Calabria;

- i discorsi pronunciati nelle visite ufficiali delle Chiese di Calabria al Papa a Roma: nelle due visite ad limina dei Vescovi calabresi, 1'11 ottobre 1986 e il 1° febbraio 1992; nell'incontro del l' giugno 1985, voluto dai Pastori calabresi per ricambiare il viaggio del Papa in Calabria; in occasione del pellegrinaggio delle Chiese di Calabria alla tomba di San Pietro, il 2 ottobre 1986, e del pellegrinaggio ad Assisi per l'offerta dell'olio della lampada che arde presso la tomba di San Francesco; e ancora in occasione del pellegrinaggio delle Chiese di Calabria a Roma per il Grande Giubileo del 2000;

- i discorsi tenuti negli incontri storici ed eccezionali: il 4 maggio 1999, per la beatificazione di Padre Gaetano Catanoso; il 24 maggio 1999, per il centenario della nascita di Madre Elena Aiello, fondatrice delle Suore Minime della Passione; e per il IX centenario della morte di San Bruno, il l ° maggio 2001 ".

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